Pubblichiamo un secondo articolo di Stefano Remuzzi, Direttore dell’Ufficio pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Bergamo, questa volta interamente incentrato sulle imminenti elezioni europee.

Elezioni europee

Ce lo stiamo ripetendo ormai da tempo che questo 2024 è un anno molto importante per quanto riguarda l’esercizio del voto. Lo potremmo definire l’anno delle elezioni. Brasile, Usa, Russia, India, Pakistan, Messico ed Europa guidano le liste dei paesi che potranno giocare un ruolo importante con questa tornata elettorale. Più di quattro miliardi di persone saranno gli elettori. Certo non possiamo parlare di un uguale livello di partecipazione democratica, ma neppure trascurare questo dato che ancora di più ci sprona a non dare per scontato e dovuto quanto nel nostro continente stiamo vivendo ormai dal 1951 in poi.

Ci sono alcune dimensioni trasversali che si richiamano sui diversi livelli politici. Una crescente crisi della democrazia e della partecipazione, il sorgere di nuovi nazionalismi ed individualismi, la difesa degli interessi nazionali rispetto al bene comune e la visione dell’”altro” come nemico a cui contrapporsi e non piuttosto come un possibile alleato. Eppure l’Europa è sorta da altro. È nata, prima che dagli accordi politici post conflitto mondiale, dal sacrificio di tante donne e uomini che per questo sogno di unità e pace ci hanno letteralmente messo la vita. Tra i tantissimi come non ricordare i giovani ragazzi della “rosa bianca” che tra il 1942 e il 1943 hanno creduto, tanto da pagare con la morte, in un Europa diversa. Nella Germania nazista hanno avuto il coraggio, la responsabilità e la consapevolezza di immaginare e proporre qualcosa di diverso e di portare avanti, nonostante tutto, i valori che oggi, forse, stiamo considerando in modo sempre meno importante. Soffermandoci proprio sulla loro quinta lettera, la penultima che hanno pubblicato, in cui diffondono, tra le altre, queste parole: “Solo attraverso un’ampia collaborazione dei popoli europei si possono creare le basi sui cui sarà possibile una costruzione nuova” e ancora “Ogni popolo, ogni individuo, ha diritto ai beni della Terra. Libertà di parola, libertà di fede, difesa dei singoli cittadini dall’arbitrio dei criminali stati fondati sulla violenza: queste sono le basi della nuova Europa”. Non possiamo rinunciare all’Europa, perché è nata da queste parole e dal sacrificio di questi ragazzi e ragazze, perché è sorta dalle ceneri di una guerra terribile che ha fatto 55 milioni di morti, di cui più delle metà civili, perché viene da un nuovo desiderio di Pace che ha visto Stati cedere parte della loro sovranità in favore del bene di tutti.

Ma a quale Europa non possiamo rinunciare? Ad un’Europa che metta al primo posto i valori di Pace e Solidarietà nella diversità, che sono state il motore della sua costituzione. Un’Europa che attui le sue politiche in favore del bene comune di tutti. Un’Europa che possa essere una alternativa ai modelli politici nazionalisti ed identitari che stanno prendendo sempre più piede in tutto il mondo. L’Unione europea può essere una risorsa preziosa per i destini del mondo, ancor più in questa fase di crescente disordine mondiale e di crescenti rischi per la pace. Non serve, però, una “Unione qualunque”. Si sfidano oggi, e continueranno a sfidarsi anche dopo le elezioni, tre idee diverse di Europa: quella che ha governato gli ultimi cinque anni, che, pur compiendo passi in avanti, resta segnata da una cultura neoliberista; quella conservatrice-autoritaria in forte ascesa; e quella di un’Europa di giustizia sociale, ambientale e di pace. Sono quindi tre le sfide che ci sono rivolte per il prossimo futuro. Anzitutto l’Unione Europea va riconosciuta come una risorsa preziosa per un mondo che sta affrontando una grande crisi socio/economica/ambientale e le guerre che stiamo vivendo da vicino e con un coinvolgimento su tutti i livelli davvero importante ne sono la forma più palese. Per questo di conseguenza siamo chiamati ad accogliere la seconda sfida che ci chiede di essere un esempio di comunità, una visione e un progetto che ci appartiene sin dalle nostre origini e che oggi più che mai ci chiede responsabilità. La terza sfida rivolta alla nostra Unione europea è quella di porci come modello alternativo ed in contrasto all’individualismo generale che dilaga sempre di più all’interno delle nostre società. L’Unione desiderata è un luogo di promozione e di attivazione delle comunità; dove la trasformazione ecologica sia accelerata nell’interesse dei più fragili e vulnerabili per realizzare un mondo più giusto e dove politiche pubbliche e governo siano democratizzati. Un’Europa che prenda consapevolezza del proprio ruolo fondamentale nei processi migratori e che agisca come costruttore di cooperazione e pace.

Gli uffici diocesani riuniti nella Terra esistenziale vita sociale e mondialità, per aiutare in un esercizio di maggiore conoscenza e discernimento rispetto al voto per le europee delle prossime settimane, propongono assieme al documento diocesano “ Riflessioni e proposte in vista delle prossime elezioni amministrative ed europee” un semplice, ma certamente utile vademecum “Strumenti utili per avvicinarsi al voto con maggiore consapevolezza”, che aiuta attraverso una sintesi dei principali programmi dei partiti italiani in relazione alle europee, su come si collocano i partiti italiani dentro ai gruppi politici del parlamento europeo ed una breve spiegazione di come funziona il voto. Tutto questo è a disposizione sul sito della diocesi (www.diocesibg.it).

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