Mercoledì 17 marzo 2021 si è svolto un incontro on line dal titolo “Cooperazione: per un sogno di fraternità fra locale e globale a partire da lavoro ed economia” organizzato dalla Terra esistenziale Lavoro e festa della CET 13 Stezzano-Verdello.

Ospite della serata il dott. Beppe Guerini, presidente di Confcooperative di Bergamo e membro del Comitato economico e sociale dell’Unione europea.

Dopo i saluti iniziali del vicario don Alberto, è iniziato l’intervento del dott. Guerini, che ha preso le mosse dalla situazione attuale. La pandemia ci ha costretto a cambiare gli sguardi sul lavoro. La transizione ecologica è oggi al centro dell’attenzione della Commissione europea nel solco del tema della sostenibilità già evidenziato da papa Francesco nelle encicliche Laudato sì e Fratelli tutti, ma vi sono anche altre transizioni da considerare, ad esempio quella digitale, che riguarda il mondo del lavoro, non solo per l’informatizzazione e la robotizzazione, ma anche come influenza sul modo di pensare e sulla vita quotidiana, economica e lavorativa. L’annuale vertice di Davos ha recentemente sottolineato la necessità di ridurre le disuguaglianze, che vanno aumentando, nonostante ci siano nel mondo meno persone in povertà assoluta: si calcola infatti che le 8 persone più ricche del mondo abbiano la stessa ricchezza di 3,7 miliardi di abitanti della Terra e nell’ultimo anno le prime siano diventate ancora più ricche. Già Benedetto XVI nella Caritas in veritate aveva segnalato la necessità di un modello economico diverso e Francesco prosegue su questa linea nel solco della Dottrina sociale della Chiesa.

Passando più specificamente al Terzo settore, Guerini ha osservato che in questa situazione esso ha un ruolo interessante, perché rappresenta un approccio diverso all’economia. L’esperienza cooperativa è molto diffusa nel mondo e si calcola che circa 50 milioni di europei siano oggi soci di una cooperativa. La cooperazione di tipo sociale è un fenomeno tipicamente italiano, che nasce a fine degli anni ’70 e che si sta diffondendo nel mondo. Già nel 2001 l’Unione Europea ha manifestato una prima attenzione a questo fenomeno, che rappresenta il 10% dell’economia europea, ma soprattutto con la pandemia l’Europa, nell’ambito del programma Next generation EU e del Recovery Fund, ha dovuto riconoscere la rilevanza della dimensione sociale.

Guerini si è quindi chiesto quali ricadute abbia tutto ciò a livello locale. La Diocesi di Bergamo nel corso della pandemia ha messo a disposizione risorse economiche e di pensiero; le cooperative di inserimento lavorativo possono essere un partner importante degli enti pubblici, delle parrocchie, delle CET e della Diocesi per la questione del lavoro: siamo sulla stessa barca e se ne esce solo lavorando insieme. I territori devono stimolare le cooperative perché non si limitino a rispondere solo ai bisogni degli associati, ma abbiano uno sguardo più ampio, ricordando loro in particolare che lo Statuto di Confcooperative si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa.

A questo punto si è aperto il confronto. È stato innanzitutto chiesto se nel territorio della CET Stezzano-Verdello esistono cooperative che si occupano di far incontrare domanda e offerta di lavoro, in particolare per soggetti con fragilità, e quali azioni mettere in campo per costruire una rete per il lavoro e rendere più efficaci le attività delle Amministrazioni comunali e i corsi di formazione e riqualificazione professionale.

Guerini ha menzionato diversi esempi di cooperative operanti sia nella nostra CET che nei territori limitrofi, mentre per il secondo aspetto ha evidenziato che per prima cosa occorre riconoscere che non si può fare molto da soli e bisogna aprirsi a occasioni di relazione. Già il ritrovarsi nell’ambito di una iniziativa organizzata da una Terra esistenziale di una CET e scambiarsi sguardi sul territorio è importante; si possono poi sollecitare le cooperative a prestare attenzione a questa realtà, creando un tessuto e sensibilizzando comuni e parrocchie per creare insieme occasioni di lavoro. La stessa cosa si può fare nei confronti di imprenditori che si conoscono; infine si possono alimentare circuiti di fiducia reciproca attraverso le relazioni.

Dopo che è stata ricordata l’esperienza del Tavolo Dalmine, che si vorrebbe replicare sul tema del lavoro, esperienza che Guerini conosce, anche se non nei dettagli, e per la quale ha manifestato la disponibilità ad un coinvolgimento del mondo cooperativo, gli è stato chiesto come si immagina il post pandemia per il mondo del lavoro quando finirà il blocco dei licenziamenti.

A tal riguardo, egli si è detto combattuto tra la consapevolezza del periodo di difficoltà e un certo ottimismo: stiamo vivendo mesi difficili e lo sblocco dei licenziamenti può far emergere situazioni di crisi, ma proprio la lunga durata di questa situazione ha fatto crescere al contempo la voglia di riscatto, di uscire, di spendere e questo potrebbe dare un impulso alla ripresa, all’ottimismo, alla voglia di fare. Lo confermano alcuni dati recenti della Camera di Commercio: a fronte di una previsione prudente i dati si stanno rivelando migliori; in particolare l’industria e il manifatturiero mandano segnali incoraggianti, ci sono ordinativi, c’è fermento. Importante è fare le cose insieme e investire le risorse a disposizione sul lavoro e sfruttare bene l’occasione di Bergamo e Brescia Capitale italiana della cultura 2023. Anche il cambio delle modalità di lavoro e gli spazi di lavoro innovativi consentono nuove opportunità, nuove conoscenze che permetteranno di destinare i soldi così risparmiati in altro.

Dopo un ulteriore intervento che ha sottolineato la convinzione che la solidarietà a livello europeo non verrà meno con la fine della pandemia e che, quindi, sarebbe opportuno approfittarne, constatazione condivisa da Guerini, è intervenuto don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro, che ha supportato l’organizzazione della serata. Don Cristiano ha ribadito alcune questioni emerse che ritiene interessanti per la CET: il modello cooperativo è un modello di lavoro che come parrocchie dobbiamo imparare a conoscere per diventare stimolatori e protagonisti di alleanze sul territorio (come, ad esempio, quelle messe in campo la scorsa estate per gli oratori); per le parrocchie assumono rilevanza gli aspetti culturali del lavoro, gli stili di vita, il lavoro come luogo di fraternità. Don Re ha concluso auspicando che questa serata sia di stimolo per mettersi in gioco sui territori.

Due ultimi interventi hanno avuto a tema rispettivamente la questione del lavoro per i ragazzi stranieri non accompagnati quando diventano maggiorenni ed escono dalla comunità, in quanto mancano reti che riescano a dare loro risposte adeguate; più in generale la risposta alle emergenze, è molto ampia e significativa nella prima fase, rispetto alla gestione delle fasi successive. Guerini ha sottolineato, da un lato, che questo è un problema all’interno del problema più generale degli adolescenti che diventano maggiorenni e hanno problematiche comportamentali o addirittura psichiatriche, rispetto alle quali il nostro sistema dei servizi è impreparato, e, dall’altro, ha confermato che le cooperative sono molto brave a rispondere nella fase dell’emergenza, ma fanno più fatica sul post fase acuta, come del resto vediamo anche per la pandemia.

In conclusione i partecipanti sono stati invitati ad attivare relazioni con i soggetti con cui ci si può trovare su determinati argomenti ed a rielaborare gli spunti avuti in questa serata per iniziare ad immaginare percorsi da avviare.

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