Sabato 29 giugno 2019, alle ore 9.30 presso la Fondazione Brolis-Giavazzi di Verdello, si è riunito il Consiglio Pastorale Territoriale, convocato dal Vicario Territoriale don Alberto Caravina.

All’incontro erano presenti i coordinatori delle Terre Esistenziali e numerosi consiglieri.

Dopo la preghiera iniziale con breve meditazione del Vicario e la comunicazione sugli assenti, don Alberto ha distribuito ai presenti una traccia, che riprendeva alcuni passaggi dell’intervento del vescovo all’assemblea di Chiuduno, per rilanciare il lavoro di questa sessione, ponendo in particolare le seguenti domande per il confronto di gruppo:

  • Quali elementi possono raccontare e contribuire a costruire questo “stile” di incontro? Si può tracciare uno stile della CET che dica come si possa approcciare rispettosamente “l’altro”? Hai qualche esperienza da condividere?
  • Di cosa potremo occuparci? Quali sono nella nostra concretissima esperienza i luoghi che meritano di essere “visitati”? (prova a stilare un elenco delle occasioni di incontro che meritano di essere riconosciute come feconde).

Sono stati quindi organizzati tre gruppi eterogenei per il confronto su tali provocazioni.

Al termine, nella ripresa assembleare si sono condivisi i principali aspetti emersi e sono stati raccolti i concetti principali su un cartellone.

  1. Stile:
  • la vita è un continuo raccontarsi, quindi uno stile che indica capacità di vicinanza e prossimità, soprattutto nei momenti di crisi;
  • la capacità di accettazione e accoglienza (es. un’esperienza in azienda di accoglienza di stranieri a partire dalla passione per il calcio: si è fatto squadra e poi amicizia nella diversità);
  • darsi speranza in un mondo che va in rovina, che diventa anche contaminazione reciproca; questo significa fare “vuoto” dentro o anche “stare sulla soglia”;
  • saper cogliere momenti in cui ci incontriamo reciprocamente, anche se fugaci e solo apparentemente piccoli; essere con, stare accanto.

Luoghi: sono stati fatti solo alcuni accenni all’ambito educativo, il lavoro, la famiglia, la fragilità, senza entrare nello specifico del territorio.

  1. Stile:
  • si gioca nella conoscenza e nel rispetto, e questo significa lasciar aperta la porta nella relazione, per arrivare a uno scambio o contaminazione (lascio qualcosa e ricevo qualcos’altro);
  • essere compagno nel rispetto dei tempi di ognuno, essere insieme perché anche noi siamo in cammino;
  • stupore, cioè entrare in relazione con l’altro in modo limpido e aperto, e saper vedere nell’altro cose che non pensavamo;
  • uscire, non stare ad aspettare, andare incontro senza “sbandierare vessilli”;
  • stare attenti al giudizio ed al pregiudizio ed allenarci ad avere occhi puliti per accogliere.

Luoghi: sono state citate associazioni ed esperienze già presenti, nell’area della disabilità e della scuola.

  1. Stile:
  • importante è vivere esperienze di incontro e fare i conti anche con chi è contro; c’è una complessità dell’andare incontro all’altro e non dobbiamo partire dall’aver deciso dove il Vangelo c’è; è la sfida del farsi evangelizzare dall’altro e questo significa maturare uno stile che non è scontato;
  • ascolto dei bisogni, della storia da cui ogni persona proviene, anche di debolezza e povertà, quindi accogliere ciò che ci dirà;
  • fraternità: c’è il desiderio che la CET sia luogo di fraternità nel suo interno e con l’altro perché ci sono temi che fanno discutere e dividono la comunità (es. immigrazione); l’ascolto richiede tempo e non aver fretta di capirsi rapidamente.

Luoghi già abitati (es. lavoro) aprono domande.

Ad integrazione delle restituzioni dei gruppi, è stato poi aggiunto:

  • il desiderio di affrontare problematiche forti quali: persone separate/divorziate/risposate che vivono fatiche importanti, omosessualità in relazione al pensiero e giudizio della Chiesa, il celibato dei preti, area della sofferenza (morte, suicidio, disabilità, malattie …);
  • la preoccupazione di non fare mappature di luoghi fisici, ma di capire alcune tematiche particolari.

Si è aperto quindi il confronto assembleare sulla base del seguente stimolo: Ora che abbiamo il quadro generale, vi ritrovate sullo stile che stiamo abbozzando? Stiamo mettendo le basi di uno stile comune, elemento dell’identità della CET.

In sintesi, sono emersi i seguenti contributi:

  • ci sono stili diversi in base ai carismi di ognuno, sono carismi cristiani da rispolverare e mettere in atto; su certi aspetti la Chiesa è ferma, mortificata, chiusa, come laici possiamo mettere un po’ di sale al carisma cristiano;
  • in tutti i gruppi emerge lo stile dell’incontro con massima apertura mentale per conoscere, prendendo le distanze da una Chiesa ove prevalevano i princìpi; imparare ad approfondire le nostre conoscenze può metterci in condizioni più positive negli incontri con gli altri;
  • chi è l’altro? È solo chi ha bisogno, colui con cui ho grande sintonia, chi è all’opposto di me …? Come posso lasciarmi evangelizzare da chi è all’opposto?;
  • nostro compito è rispettare l’altro. Ognuno è chiamato a fare la sua parte nel mondo ove è immerso; più importante è l’esempio, seguire ed essere esempi positivi;
  • il più grande bisogno è la fame di Dio: dobbiamo avere una proposta chiara come Chiesa;
  • questo elenco è un punto di partenza: sono caratteristiche che ognuno di noi possiede, un riferimento collettivo di questo gruppo, perché possano reciprocamente contaminarsi e crescere a livello personale e di questa piccola comunità e nel rapportarsi con gli altri; è una direzione da curare e alimentare sempre perché diventi più nostra.

Viene quindi fatta la sintesi finale: i gruppi hanno fatto un buon lavoro, punto di partenza che proseguirà in estate. Ci viene chiesto di metterci in gioco per quello che siamo, perché siamo in cammino noi stessi verso una meta che è ancora in costruzione. L’importante è generare insieme uno stile non calato dall’alto. Alcune suggestioni sono condivise, ma ci sono anche fatiche: pensiamo alle esperienze quotidiane di relazione, che sono belle, ma difficili nella ricerca di un’intesa, o alle contraddizioni che vediamo nell’altro, ma illuminano anche noi. Chi è l’altro? Altro è altro, anche chi è in sintonia, perché ha sempre una componente di mistero, per cui non è da dare per scontato. Rispetto i luoghi, tutti i gruppi si sono espressi poco: non si intende solo il posto, ma anche il luogo relazionale ove si giocano relazioni significative da portar fuori perché si generi altro; sono contesti da incontrare.

Il Vicario a sua volta ha messo a fuoco due punti: 1) il tentativo di “tenere insieme” fede e vita, Vangelo e storia, a fronte della tentazione di separarle, 2) lasciarsi evangelizzare dall’altro che incontriamo, con il rischio della contrapposizione. La contaminazione ha un aspetto positivo, ma anche negativo, con il rischio di infangarsi: l’incontro è per approfondire il Vangelo e scoprire la storia personale e di fede di ogni persona, senza sottovalutare la fatica. Guardare all’altro a partire dallo sguardo del Vangelo permette di capire il Vangelo incontrando i fratelli, non per “tirare dentro” chi è fuori, ma dicendo che Gesù è vita per tutti. Quindi non si butta via qualcosa di proprio, ma si innesca un processo positivo, come l’incontro fra Elisabetta e Maria che è un incontro riuscito fra due diversità. Nella nostra fatica come CET, che ha obiettivi grandi e difficili, importante è fare questo esercizio insieme e non solo per ricadute personali. Si tratta ora di esercitarci su alcuni luoghi.

In conclusione, nel ringraziare i presenti, don Alberto ha informato che sabato 14 settembre, dalle ore 15 alle ore 18,30, ci sarà l’Assemblea Diocesana, ove sono invitati tutti i CPT insieme al Vescovo, mentre la segretaria ha comunicato che in estate verranno programmati gruppi di lavoro con i Coordinatori in date e luoghi diversi, a cui tutti i membri sono invitati a partecipare per il proseguo del lavoro odierno.

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