“Un segno mirabile…”

“Vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme,

e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello.”

Francesco d’Assisi – secondo quanto riferito da Tommaso da Celano nella sua Prima Vita di san Francesco – aveva espresso a un amico del borgo di Greccio, in provincia di Rieti, il desiderio di celebrare la Messa della Notte di Natale in una grotta del posto. Giovanni, questo il nome dell’amico di San Francesco, si diede da fare e per la notte del 24 dicembre del 1223 si celebrò il Natale del Signore in una grotta con gli abitanti del borgo, accorsi per condividere la gioia e lo stupore di un Dio che si fa bambino per farsi comprendere da noi.

Eh, sì! Perché noi facciamo fatica a credere che l’Onnipotente si nasconda dietro la fragilità della nostra umanità e che l’Eterno possa entrare nel tempo per crescere giorno dopo giorno, imparare a vivere come tutti i bambini che nascono e vivono nel tempo.

A questo episodio della vita di san Francesco si fa risalire la realizzazione del primo presepe vivente della storia. È proprio ricordando questo fatto che papa Francesco ha voluto sottolineare l’importanza e il fascino del presepe andando a Greccio la prima domenica di dicembre a pregare e a firmare la sua Lettera apostolica sul significato e il valore del presepe, che appunto porta la data del 1 dicembre 2019. Si tratta di una lettera breve, 10 numeri, scritta con un linguaggio semplice e coinvolgente che illumina e arricchisce i gesti semplici con cui prepariamo il presepe nelle nostre famiglie.

Forse ci sorprende una lettera apostolica sul presepe, magari potremmo anche chiederci perché; in fondo è una tradizione, bella e cara, certo, piena di poesia, ma pur sempre una tradizione. Invece il presepe non è da vivere solo come una bella tradizione; Papa Francesco ci prende per mano e ci invita a… passare in rassegna i vari segni del presepe per cogliere il senso che portano in sé, come scrive al n. 4 di questa lettera. Così riscopriamo il senso del cielo stellato, del buio e del silenzio della notte che si illumina per la presenza del Bambino di Betlemme, segno della luce che ci illumina quando, nei nostri momenti difficili, riusciamo ad alzare gli occhi e a chiedere luce e forza, perché – sono parole di Papa Francesco – Dio non ci lascia soli, ma si fa presente per rispondere alle domande decisive che riguardano il senso della nostra esistenza: chi sono io, da dove vengo, perché sono nato in questo tempo…

I diversi paesaggi che nel tempo i nostri presepi hanno illustrato ci ricordano che il Bambino di Betlemme, il Signore del tempo e della storia, viene sempre e abita i nostri paesaggi, i nostri villaggi, le nostre città. I personaggi del presepe ci riguardano da vicino: tutti poveri, anche i Re Magi, che nell’immaginario pensiamo come sapienti ricchi; anche loro sono poveri che si mettono in viaggio per capire, per cercare il senso più grande della vita. Dal presepe emerge chiaro il messaggio che non possiamo lasciarci illudere dalla ricchezza e da tante proposte effimere di felicità. Nascendo nel presepe, Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore… Gesù proclama, con mite potenza, l’appello alla condivisione con gli ultimi quale strada verso un mondo più umano e fraterno, dove nessuno sia escluso ed emarginato. (n. 6 della Lettera)

Allestire il presepe quindi è una catechesi familiare, è una riflessione sul mistero umano, fatto di povertà, fatiche, dolori e fallimenti, ma anche di gioie e di luce, di amore e di speranza. Proprio come nei nostri presepi dove collochiamo i personaggi più diversi: pastori che hanno voglia di condividere quello che hanno; donne che portano cibo e fasce; bambini che giocano.

Per il Bambino Gesù – ci ricorda la narrazione evangelica – non c’era posto negli alloggi: anche Lui è uno che il potere ha rifiutato e il presepe ci ricorda che in tante parti del mondo sono proprio loro, i bambini, fragili e indifesi, a pagare il prezzo più alto di situazioni di guerra, di carestia, di ingiusta distribuzione dei beni e di povertà estrema.

Allestire il presepe, dice Papa Francesco, non è una tradizione da esibire per sottolineare una identità che separa dagli altri, ma una scuola di solidarietà, di accoglienza, di convivenza e di pace: tutti valori di cui sentiamo una grande nostalgia e che ci riempiono di serenità ogni volta che riusciamo a sperimentarli.

Buon Natale!

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