Martedì 26 febbraio 2019 presso la sala video dell’oratorio è stato presentato il documento sui temi del lavoro, della festa e della cittadinanza predisposto dal Consiglio Pastorale Parrocchiale e distribuito in tutte le case di Stezzano.

L’illustrazione dei contenuti della lettera è stata preceduta da una breve presentazione del nuovo sito della parrocchia, on line dallo scorso 31 gennaio.

Don Mauro, dopo aver ricordato che la nostra comunità si è assunta l’impegno della comunicazione, anche nelle forme proprie dei tempi che viviamo, ha dato la parola a Emanuele Callioni, uno dei componenti del gruppo che ha realizzato il sito, il quale ne ha illustrato le caratteristiche principali, a partire dalla struttura della home page, e i possibili sviluppi futuri.

Passando alla presentazione del documento “Alcune cose che ci stanno a cuore…”, è intervenuto per primo don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, il quale ha rimarcato l’importanza che la Chiesa non sia silente in alcuni passaggi fondamentali per la vita delle persone, come sarà l’appuntamento elettorale del prossimo mese di maggio: la Chiesa vuole esserci perché parte costituente della comunità di Stezzano, affinché le elezioni siano occasione di consapevolezza e confronto su alcuni temi in vista della costruzione del bene comune alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.

Paolo Masoaro a nome del Consiglio Pastorale Parrocchiale ha poi illustrato il percorso che ha portato alla redazione del documento: la verifica condotta sull’attuazione del Piano pastorale parrocchiale 2010-2020 ha mostrato che, accanto ai molti frutti già realizzati, alcuni ambiti necessitavano di maggior cura, in particolare quelli del lavoro, della festa e della cittadinanza; da qui l’idea di redigere una lettera aperta rivolta a tutti gli abitanti del paese per esprimere punti di vista e riflessioni su cui ognuno fosse poi chiamato a lavorare individualmente e comunitariamente; sono quindi stati riepilogati i paragrafi che esprimono i punti di vista su cui si è voluta richiamare l’attenzione di tutti i cittadini di Stezzano.

Riportiamo di seguito il testo integrale del documento.

A tutti gli abitanti

di questa comunità

24040 Stezzano (BG)

Alcune cose che ci stanno a cuore…

Una domanda di fondo: “Dov’è tuo fratello?” (cfr. Gen 4, 9).

È la seconda grande domanda di Dio fatta alla nostra umanità, rivolta a ciascuno di noi anche oggi: “Dov’è tuo fratello?”. Dio continua a chiederci in che modo decidiamo di “stare ed essere” in relazione con gli altri.

Vivere la vita buona del Vangelo significa prendersi cura del “prossimo”, sentirsi responsabili, a prescindere dalla sua identità, provenienza, dal suo credo religioso.

In quest’ottica il Consiglio Pastorale Parrocchiale, a partire dal mese di giugno 2018, e dopo un corposo percorso svoltosi negli anni passati con il Consiglio Pastorale Vicariale, ha deciso di verificare se e come la comunità stia dando seguito alle linee pastorali previste dal Piano pastorale parrocchiale per il decennio 2010/2020 – La nostra parrocchia, “casa tra le case”.

Da tale verifica è risultato che in alcuni ambiti (“Annuncio e formazione permanente”, “Vita affettiva”, “Fragilità” e “Tradizione”) la comunità sta operando nella giusta direzione per perseguire gli obiettivi che il piano aveva posto, mentre sono emerse alcune emergenze e/o priorità su cui lavorare per ottemperarvi pienamente.

In particolare sono state individuate priorità negli ambiti “Cittadinanza” e “Lavoro e festa”, che il Consiglio ha ritenuto opportuno porre all’attenzione di tutta la comunità affinché ciascuno si attivi per darvi seguito, rendendole parti fondanti del proprio modo di essere e di agire.

LE COSE CHE CI STANNO A CUORE: AMBITO CITTADINANZA

Sollecitare e sensibilizzare sul tema del bene comune oltreché dell’ambiente

Prendersi cura del prossimo significa tendere alla realizzazione del bene di tutti,inteso come “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono, tanto ai gruppi quanto ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente” (Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes).

Ecco che allora diviene di fondamentale importanza occuparsi di cittadinanza, come cura di ciò che fa crescere la comunità, il tessuto sociale e le relazioni al suo interno, con particolare attenzione alle fasce più svantaggiate; la cura del creato, dell’ambiente e della bellezza.

I giovani e le generazioni future hanno il diritto di avere le stesse opportunità di qualità di vita e utilizzo delle risorse della terra che abbiamo avuto noi: la sostenibilità è alla base dell’unico sviluppo possibile per l’umanità del terzo millennio. A tal fine ci pare importante tenere alta l’attenzione ed il dibattito partecipato, affinché possano essere pensati e riqualificati al meglio gli spazi e gli ambienti ad uso pubblico.

Valorizzare i percorsi sull’impegno dei cattolici in relazione alle prossime elezioni

Le elezioni sono un’occasione importante per sottolineare ciò che intendiamo essere prioritario nell’azione politica per il rispetto di tutte le persone e il loro diritto a vivere in pienezza la loro umanità. Ci pare sia importante ribadire il grande valore della partecipazione di tutti i cittadini a questi passaggi di democrazia ed allo stesso tempo altrettanto importante evitare la tentazione della delega disinteressata che non aiuta né i cittadini né le istituzioni alla costruzione della comunità in senso ampio.

Per portare a termine azioni coerenti con questi principi, che ritroviamo in modo forte nella Dottrina Sociale della Chiesa e nel magistero di Papa Francesco, pensiamo che la politica nei prossimi anni avrà anzitutto il compito i declinare trasversalmente in ogni elemento i temi legati a:

la famiglia: perché possa continuare a essere la prima fonte di protezione, affetto, educazione e sicurezza, soprattutto per i più piccoli ed i più deboli o anziani dei suoi membri.

i giovani: perché vengano considerati davvero come un “bene comune” da proteggere, sostenere e aiutare a svilupparsi rendendoli capaci di impegnarsi con competenza e rigore morale, e non solo consumatori o lavoratori precari da utilizzare.

Un altro aspetto da considerare è il fenomeno migratorio che cambia il nostro modo di vivere dentro alle nostre società e alle nostre città; si tratta di una questione strutturale di questo tempo, che va affrontata con capacità di sguardi saggi, di lunga veduta e senza preconcetti ideologici: le previsioni demografiche ci spingono a considerare l’immigrazione come una dimensione inevitabile, causata proprio da politiche, anche internazionali, spesso miopi, che certo hanno avuto ad interesse il bene di pochi o di poche nazioni, anziché il maggior bene comune possibile per tutti.

Pertanto si tratta di trasformare la capacità di integrazione da necessità ad opportunità; secondo la definizione della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrato della Santa Sede, infatti, “integrazione non è né assimilazione né incorporazione, ma un processo bidirezionale che si fonda essenzialmente nel mutuo riconoscimento della ricchezza della cultura dell’altro”, basato quindi sull’interazione e la conoscenza reciproca.

Pensare alla formazione del popolo cristiano a vivere la comunità cristiana e sociale

La nostra società ormai multiculturale, multi-religiosa e multietnica, ci induce a riflettere su come le attività della vita comunitaria possano essere occasione per fare vivere momenti di fraternità e solidarietà, riscoprendo il valore della gratuità e superando la logica individualistica e del consumismo.

Migliorare la conoscenza del territorio (servizi, risorse, problematiche, ambiente, lavoro…)

Per realizzare una pastorale rispondente alle sfide dei cambiamenti in atto, occorre ripartire dalla lettura della realtà parrocchiale al fine di indirizzare l’intervento in base a necessità concrete rendendosi davvero prossimi, condividendo e supportando chi si trova in qualsiasi tipo di difficoltà.

LE COSE CHE CI STANNO A CUORE: AMBITO LAVORO E FESTA

“Lavoro” e “festa” sono le parole che insieme a “famiglia” formano il trinomio tema del VII incontro mondiale delle famiglie tenutosi a Milano nel 2012.

Il lavoro e la festa sono modi con cui la famiglia abita lo “spazio” sociale e vive il “tempo” umano. Tre sono le modalità per rinnovare la vita quotidiana: vivere le relazioni (la famiglia e la comunità in senso ampio), abitare il mondo (il lavoro), umanizzare il tempo (vivendo la festa in senso cristiano).

Appare chiaro che il lavoro e la festa sono due momenti decisivi dell’esperienza familiare, sullo sfondo del rapporto tra famiglia e società. Essi sono i luoghi con cui la famiglia si apre alla società e la società s’innesta nella vita della famiglia. Lavoro e festa sono quindi due aspetti dell’essere umano che qualificano il suo vissuto quotidiano, ne formano, in un certo senso, la trama su cui ogni famiglia deve imparare a tessere in modo nuovo l’esperienza cristiana.

LAVORO…

Ridare significato alla parola “lavoro”

Il lavoro, ci ricorda Papa Francesco, è molto di più di una necessità per garantirsi la sopravvivenza e mantenere, con la propria fatica, se stessi e la famiglia: il lavoro dà dignità alla persona, il lavoro dà stabilità alla famiglia, il lavoro permette ai giovani di realizzare un loro progetto di vita. È perciò fondamentale mettere in atto misure di tutela dei lavoratori e della qualità del lavoro, con particolare riferimento alle fasce sociali più deboli a rischio di sfruttamento. Il sostegno e la promozione del lavoro sono quindi diritti-doveri fondamentali per l’essere umano, a partire dai quali deve orientarsi tutta la discussione sul cambiamento in atto nelle imprese, nella tecnologia, nei mercati.

Prendersi cura degli aspetti quotidiani del mondo del lavoro (o non lavoro), portando il nostro modo di vivere, anche nel quotidiano dei luoghi che abitiamo, diviene una via possibile e permette di creare relazioni buone nell’ottica del bene di tutti.

Riflettere sulla conciliazione dei tempi del lavoro e famiglia

Nel mondo del lavoro si assiste ad un duplice cambiamento: da un lato la flessibilità del lavoro presenta una diversa organizzazione dei tempi di formazione e dei tempi di lavoro, dall’altro vi sono modalità diverse di rapporto tra tempo di lavoro e tempo di riposo e/o della festa, con la tendenza a separare questi ultimi due.

In ambedue i casi il rapporto del lavoro con il tempo è decisivo. Tra lavoro e festa, tra tempo feriale e tempo festivo s’instaura un rapporto complesso, che non può rimandare solo alla festa come momento per “umanizzare” il tempo e nemmeno può confinare nel tempo di lavoro i modi per “abitare” e “trasformare” il mondo.

Educare all’ascolto delle problematiche e sostenere chi vive le difficoltà nel mondo del lavoro

Conoscere, capire e condividere le difficoltà, per essere almeno in grado di renderci prossimi e compartecipi, si ritiene possa essere il primo punto di partenza su cui la comunità deve attivarsi.

Il lavoro va abitato, non può essere solo il mezzo di sostentamento economico, ma deve diventare il luogo dell’identità personale/familiare e della relazione sociale. La famiglia contemporanea sempre più spesso ha bisogno del lavoro di entrambi i coniugi per poter vivere e spesso sopravvivere. Questo incide sul modo di vivere la famiglia da parte di marito e moglie, generando fatiche enormi.

È fondamentale sganciarsi dalla visione economicistica del lavoro, secondo la quale la persona vale quanto guadagna. Perché non restino semplicemente delle belle riflessioni, questi contenuti di fondo hanno bisogno di essere declinati dentro a passaggi concreti inseriti dentro ad un processo di cambiamento culturale che condivida e costruisca un lavoro umano e restituisca spazi e tempi di vita e comunità quando non si lavora.

Analizzare il tema del dialogo tra datori di lavoro e lavoratori

A tal proposito ci pare importante per il nostro territorio agevolare e sostenere il dialogo tra datori di lavoro e lavoratori. Gli imprenditori vanno sostenuti nella consapevolezza del ruolo sociale che rivestono, inteso come impegno nel prendersi cura dei propri lavoratori, delle necessità delle loro famiglie, nonché delle comunità in cui operano e dell’ambiente in cui hanno insediato le proprie aziende. In sostanza, si tratta di tradurre in prassi concrete il “welfare aziendale”, inteso nell’accezione più ampia del termine, affinché le persone, lavoratori e lavoratrici stiano realmente e profondamente bene nel proprio ambiente di lavoro trovando giovamento per il proprio benessere, per quello delle proprie famiglie e quello dell’azienda stessa.

Impegno richiesto anche agli stessi lavoratori, nel vivere con grande responsabilità e serietà il proprio ruolo avendo cura in modo paritetico dei propri diritti e dei propri doveri.

Ci pare importante inoltre che resti alta da parte di tutti i soggetti del territorio ed in particolare da chi l’amministra l’attenzione a sviluppare politiche che sappiano attrarre le imprese, costruendo con loro ingaggi occupazionali con attenzione speciale ai giovani. Ci paiono particolarmente significative le esperienze dove la stessa amministrazione mette a disposizione servizi per l’inserimento lavorativo attraverso la connessione e collaborazione con le aziende e le risorse del territorio.

Trovare soluzioni alle problematiche del lavoro, anche favorendo l’incontro tra “domanda e offerta”

Sviluppare nei giovani competenze nuove, mettendosi a servizio ed aiutando la collaborazione continua scuola/impresa: elaborare piattaforme che coinvolgano il sistema scolastico, associazioni imprenditoriali e sindacali e pubblica amministrazione in progetti di alternanza formazione/lavoro, percorsi di formazione permanente, occasioni di sperimentazione ed apprendimento sul campo e creazione di start-up che possano essere vie percorribili per avvicinare l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Anche qui promuovere esperienze sistematizzate da servizi come ad esempio uno strutturato sportello lavoro. Si tratta quindi di sostenere la cooperazione finalizzata alla creazione di beni e servizi, come strumento per garantire sostegno alle famiglie e creare occasioni di lavoro qualificato; oggi la necessità, per riuscire ad ottenere qualche risultato apprezzabile, è di fare rete con il coinvolgimento delle istituzioni pubbliche, i sindacati, le imprese, le associazioni e i gruppi di solidarietà, avviando su un territorio più ampio del nostro iniziative e azioni concrete.

Da questo punto di vista ci pare che occasioni come il “Tavolo sul lavoro Dalmine Stezzano”, che già da anni si occupa di queste cose assieme alle esperienze territoriali sovra comunali che si occupano di questi temi, vadano ben valorizzati e vissuti.

… E FESTA

Riflettere sul vero valore cristiano della festa

Particolarmente difficile, oggi, è riuscire a vivere la domenica come il tempo della festa. La tendenza è quella di viverla come “tempo libero” nel quadro del “fine settimana”, che tende a dilatarsi sempre di più ed assumere tratti di dispersione ed evasione. Il tempo del riposo è vissuto come un intervallo tra due fatiche, l’interruzione dell’attività lavorativa, un diversivo alla professione, privilegiando il divertimento e la fuga dalle città: una pausa che non recupera il senso della festa, del concedere tempo agli altri, per aprirsi all’ascolto ed al dono, alla prossimità e alla comunione. La festa, che dovrebbe riempire il tempo libero, come un tempo dell’uomo e per l’uomo, sembra eclissarsi.

Le relazioni con gli altri e con Dio, la festa in casa, nella comunità, la celebrazione eucaristica della domenica, lo spazio della carità e della condivisione sono i segni che fanno del tempo libero un occasione di celebrare la gioia della festa. Nello scambio con l’altro, diventa possibile l’incontro con Dio che è il cuore della festa. La domenica diventa, allora, figura della speranza cristiana, giorno del Signore Risorto. Il tempo della festa è il tempo della gratuità, che dà senso al ritmo feriale.

Superare la fatica dello “stacco” dalla routine quotidiana

Nel giorno domenicale andrebbe valorizzata qualsiasi iniziativa che aiuti tutta la comunità a ritrovarsi, riuscendo a creare momenti di discontinuità tra il lavoro e la festa, e, con il supporto di gruppi e associazioni, consentendo di vivere esperienze di vera comunione e spiritualità: gli spazi offerti dal nuovo oratorio e dal santuario, oltre che quello urbano della piazza, risultano centrali nel promuovere iniziative in questo ambito.

Coinvolgere le realtà del territorio per iniziative di riqualificazione del tempo del riposo, soprattutto per le famiglie.

 Ci sta a cuore dare evidenza alle prime timide iniziative di alcune imprese illuminate che iniziano a porre in primo piano i valori e le necessità dei propri dipendenti ed a capire che la chiusura festiva o domenicale sono vie possibili a cui ritornare, nel rispetto dei valori più sopra esposti; diviene davvero importante, quindi, facilitare il fatto che siano sempre più frequenti. E utile sottolineare che anche nel mondo del lavoro, se si condividono intuizione, creatività, collaborazione, unità di intenti, impegno per il bene comune sia da parte dei lavoratori che dei datori di lavoro, soluzioni audaci diventano possibili e generano benessere per lavoratori e prosperità per le imprese che dobbiamo cercare di facilitare in ogni modo.

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale

di Stezzano

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