Lunedì 18 novembre 2019 vi è stato un nuovo incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Per il primo punto all’ordine del giorno, Conversione pastorale nell’Orizzonte dell’Evangelii Gaudium, don Flavio ha spiegato alcuni passaggi del documento di Papa Francesco che sono alla base delle riflessioni del Vescovo sulla missionarietà. L’Evangelii Gaudium indica la via per il cammino della Chiesa, non è solo un manifesto del pontificato, ma uno sguardo sulla Chiesa dei prossimi anni, perché si inneschi in essa una prospettiva missionaria. Il Papa ci chiede una conversione, perché il cambiamento in corso è un cambiamento d’epoca e i tentativi di aggiornamento sono in partenza fallimentari: i modelli precedenti (frutto del Concilio di Trento) oggi non funzionano più, e al contempo non ci sono ancora modelli nuovi. La sfida è quella di riportare il Vangelo ai crocicchi delle strade, ai confini, ed è un modo per dire che nessuna condizione è sfavorevole all’annuncio del Vangelo. Questi alcuni punti salienti: non ci si deve abbandonare allo scoraggiamento ed al pessimismo, ma è importante recuperare la memoria storica e l’atteggiamento dei primi cristiani, gioiosi, instancabili, coraggiosi; oggi vivere secondo il messaggio evangelico è solo diverso, non più difficile; il problema non è il Vangelo, ma gli evangelizzatori; necessita la conversione missionaria della pastorale; si deve trasformare la comunità cristiana in profondità. La Chiesa esiste solo per evangelizzare (Paolo VI) e deve essere in uno stato permanente di missione come lo era la Chiesa delle origini. Le strutture e i servizi svolgevano tale funzione, ma ora sono diventati quasi una zavorra.

Il modello tridentino di società cristiana oggi non può più andare bene. Si deve tornare al modello post-apostolico, basato prima sull’annuncio del Kerygma, per rendere subito accessibile Cristo così da raggiungere la conversione, per poi passare ai sacramenti, all’inclusione nella Chiesa ed infine alla mistagogia. Ci sono tre ambiti di conversione pastorale missionaria: la Pastorale ordinaria che deve essere rivitalizzata; la Comunità dei battezzati/lontani cui restituire la gioia della fede e l’impegno con il Vangelo; quella dei non credenti che siamo chiamati a evangelizzare perché tutti hanno diritto di ricevere il Vangelo. È la comunità nel suo insieme che prende l’iniziativa e deve osare; i cristiani devono essere capaci di accompagnare nella fede, non è un compito solo dei consacrati, ma di tutti i battezzati. La riforma deve riguardare anche le strutture fisiche delle parrocchie e la Parrocchia stessa potrà assumere forme diverse, va reinventata con audacia e creatività. La garanzia dei passi che si compiranno ci viene data solo dalla presenza dello Spirito Santo. Infine don Flavio ha indicato due atteggiamenti importanti da mantenere: concentrarsi sull’essenziale del messaggio evangelico e semplificare.

È intervenuto quindi don Giandomenico con un affondo sulla missionarietà: la pastorale missionaria esige l’abbandono del “si è sempre fatto così”; la cultura di oggi ha messo in difficoltà il Cristianesimo perché ha spento nell’uomo le domande sulle questioni fondamentali della vita; la parrocchia non deve mettersi in atteggiamento di difesa, ma deve incrociare lo sguardo di chi è in ricerca. Vengono individuate tre modalità di vivere la missionarietà: valorizzare e investire sui laboratori della fede, dunque la Chiesa vada nei quartieri, nelle famiglie, dove la gente vive; riqualificare la liturgia, perché l’incontro con il Signore è gioioso, è vita; riunire le attività di Carità della parrocchia nella Caritas, come occasione per snellire carichi di lavoro e coordinare le varie iniziative, così da rispondere alla richiesta del Vescovo di tagliare dove non si è generativi. Nella discussione che ne è seguita è emersa la necessità di non fare tagli netti, ma graduali. Viene sottolineata anche l’importanza dell’esperienza di visita alle famiglie (come quella preliminare al battesimo), da estendere ad altri sacramenti, anche se si è consapevoli che mancano le ‘forze’. È stata posta la domanda se alcuni servizi che incontrano l’uomo sono occasioni per creare conoscenze e relazioni, e se siamo disponibili al cambiamento nella liturgia, nell’evangelizzazione. Il nostro compito ora è di trovare un modo diverso di operare che si adatti al tempo attuale. Il rischio è l’autoreferenzialità, mentre servono capacità creative e confronto, magari anche con i Consigli pastorali di Stazza o della CET. Cosa cambiare? Su cosa puntare? La discussione si è conclusa con la precisazione che la serata ha avuto lo scopo di dare le basi per il successivo lavoro sul documento del Vescovo, che prende spunto proprio dalla Evangelii Gaudium e che verrà presentato nella prossima seduta. Per le ‘varie ed eventuali’, viene comunicato che un rappresentante dei sacerdoti ed uno del Consiglio Pastorale hanno partecipato ad un incontro promosso dal Comune finalizzato alla conoscenza e alla collaborazione tra le realtà associative del territorio. Sottolineata la necessità di tenere sempre aperto un canale di comunicazione con l’Amministrazione comunale, si ritiene però che sia più produttivo che vengano coinvolte direttamente le Associazioni parrocchiali, delle quali si forniranno al Comune i recapiti per un contatto diretto.

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